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    Cosa succede quando un dividendo demografico diventa un deficit?

    Cosa succede quando un dividendo demografico diventa un deficit?
    Henk Grootveld - Head of Trends Investing

    Henk Grootveld

    Head of Trends Investing
    Pascal Menges - Head of Equity Investment Process and Research, Client Portfolio Manager

    Pascal Menges

    Head of Equity Investment Process and Research, Client Portfolio Manager

    Il dividendo demografico che ha fornito le basi per il progresso economico avvenuto negli ultimi sessant’anni è andato perduto e sarà sostituito da un deficit demografico che durerà per altri sessant’anni. L’esaurimento della forza lavoro nelle principali economie avrà inevitabilmente conseguenze economiche significative che influiranno sull’inflazione e richiederanno con urgenza riforme sanitarie e pensionistiche. Le società dovranno per forza adattarsi.  

     

    Ci aspettiamo un’inflazione strutturalmente più elevata…

    L’invecchiamento della popolazione influenza l’inflazione in due modi. In primis, la riduzione della forza lavoro sposta l’equilibrio tra produzione e consumi; analogamente, si sposta quindi anche l’equilibrio tra lavoratori (che normalmente producono più di quanto consumano) e non lavoratori (che agiscono al contrario). In secondo luogo, il progressivo invecchiamento dei lavoratori determina, da un lato, una riduzione dell’offerta di forza lavoro per l’economia, dall’altro una maggiore domanda di lavoro nei settori dei servizi come quello dell’assistenza sanitaria.

    La robusta offerta di manodopera e i massicci risparmi degli ultimi decenni hanno trasformato il dividendo demografico  in una forza deflazionistica. Inoltre, i prezzi di molti beni e servizi al consumo hanno registrato una flessione o sono stati perlomeno contenuti dalla combinazione di globalizzazione e digitalizzazione. Questi tre fattori, ossia forza lavoro in crescita, digitalizzazione e globalizzazione, hanno consentito alle banche centrali di abbassare strutturalmente i tassi di interesse di riferimento dal 1980 in poi.

    Tuttavia, dal 2020, il dividendo demografico è diventato un deficit: la globalizzazione ha raggiunto il picco e la digitalizzazione ha fatto sì che il mercato raccogliesse i suoi frutti, ad eccezione, per il momento, della sanità. Pertanto, a nostro avviso, è logico aspettarsi un’inflazione strutturalmente più elevata nei prossimi decenni.

     

    … cambiamenti nel sistema sanitario…

    L’aumento della domanda di assistenza sanitaria, oltre alle numerose inefficienze sistemiche, ha determinato costi sanitari superiori alla crescita del PIL. Senza modifiche al sistema sanitario, i costi continueranno a crescere in termini di impatto sul Prodotto Interno Lordo (PIL), per due ragioni collegate: l’invecchiamento medio delle società e il numero crescente dei malati cronici.

    La maggior parte dei costi sanitari viene spesa negli ultimi anni di vita e, a causa dell’invecchiamento delle società, il numero di persone che raggiunge questo punto crescerà significativamente nei prossimi anni. Inoltre, il numero dei malati cronici tende a salire con l’età.  Nel 2019, ad esempio, il 60% degli adulti negli Stati Uniti soffriva di una o più malattie croniche che richiedevano cure a vita e pertanto costose.

    L’aumento dei costi sta evidenziando la necessità di soluzioni digitali anche in questo ambito. Finora, il settore sanitario più tradizionale è stato molto riluttante ad accogliere le forze dirompenti della digitalizzazione, sebbene la tecnologia sanitaria abbia il potenziale per ridurre i costi e migliorare i risultati. Nei settori manifatturiero e dei servizi al consumo, la digitalizzazione ha semplificato i processi, eliminato gli intermediari e, soprattutto, ha ridotto i costi. Il sistema sanitario ha urgente bisogno di questo tipo di interventi e ci sono buone probabilità che ciò diventi sempre più una priorità in futuro.

    Anche l’adozione di misure preventive può aiutare a contrastare l’aumento generale dei costi. Prima della pandemia, alcuni governi promuovevano stili di vita sani, ma ormai questo approccio verrà integrato nelle politiche di molti paesi. Medici, lifestyle coach e psicoterapeuti cercano di migliorare sempre più lo stile di vita delle persone e prevenire patologie legate all’obesità o altre malattie croniche. Il beneficio è evidente per i datori di lavoro: ci sono maggiori probabilità che i loro dipendenti siano più produttivi, leali e propensi a mantenere il proprio incarico più a lungo.

     

    … una riforma pensionistica ormai inevitabile…

    Se vogliamo vivere a lungo e prosperare, anche le pensioni devono evolversi. In tutto il mondo, esistono tre sistemi pensionistici: il sistema di tipo pay-as-you-go (PAYG, in base al quale le pensioni erogate vengono pagate con i contributi versati dalla forza lavoro in attività), a prestazione definita (DB Defined Benefit, in cui è definito l’ammontare della prestazione pensionistica mentre l’ammontare dei contributi varia nel tempo) e a contribuzione definita (DC Defined Contribution, in cui l’ammontare dei versamenti effettuati è stabilito direttamente dall’iscritto e la prestazione finale dipende da quanto è stato versato, dall’andamento della gestione del fondo e dal periodo di accumulazione). Quest’ultimo è sempre più visto come modello futuro sostenibile per l’investimento pensionistico, in quanto trasferisce l’onere dei finanziamenti dallo stato a società/individui. Tuttavia, pesa sulle persone anche a fronte del rischio legato ai risultati.

    Numerosi governi hanno adottato riforme pensionistiche per “equilibrare” i propri sistemi PAYG. Ciò significa semplicemente rendere i sistemi pensionistici meno generosi limitando il pensionamento anticipato, riducendo i vantaggi, aumentando le imposte sulle pensioni e innalzando l’età di pensionamento. L’innalzamento dell’età di pensionamento rappresenta una misura opportuna in quanto è rimasta bloccata a 65 anni per oltre un secolo, mentre l’aspettativa di vita è contemporaneamente aumentata di quasi 50 anni e continua in questo trend grazie al progresso scientifico nel settore sanitario. Tuttavia, gli scioperi indetti nel 2019-20 in Francia contro la riforma pensionistica, indicano che per la classe media questi cambiamenti sono difficili da accettare e rappresenterebbero un suicidio politico, qualunque rappresentante politico eletto li proponesse.

    Al fine di compensare la riduzione delle pensioni di stato di tipo PAYG, i governi hanno introdotto i piani a contribuzione definita (DC), in cui l’ammontare dei versamenti effettuati è stabilito direttamente dall’iscritto tramite un conto personale, esentasse e finanziato dal datore di lavoro e dal dipendente. Tali piani hanno incentivato il risparmio pensionistico privato e possono integrarsi o addirittura sostituire le pensioni di tipo PAYG erogate dal governo.

    Ed è proprio questo passaggio di responsabilità dalla collettività all’individuo che rappresenta una chiara opportunità di crescita per gestori patrimoniali, consulenti ed educatori finanziari, non solo nella fase di accumulazione, ma anche nella fase di pensionamento quando il patrimonio accumulato inizia ad essere impiegato.

     

    … e una società più inclusiva. 

    Secondo le Nazioni Unite, ci troviamo nel decennio del cosiddetto “healthy aging”, ossia l’invecchiamento in buona salute, in cui la società ha urgente bisogno di adattarsi al trend dell’invecchiamento della popolazione. Dobbiamo diventare più inclusivi nei confronti delle persone più anziane: occorre tener conto di come si spostano, utilizzano i servizi e trascorrono il proprio tempo libero. Nella pianificazione è necessario integrare tutta una serie di servizi utili, dall’installazione di rampe di accesso a marciapiedi più ampi e privi di ostacoli, migliori collegamenti di trasporto pubblico e, tendenzialmente, infrastrutture per la guida autonoma. Inoltre, il contesto sociale delle città deve soddisfare gli interessi degli anziani e favorire l’interazione tra le generazioni.

    La società deve anche affrontare il problema della carenza di assistenza primaria, riabilitativa, palliativa e di fine vita, a fronte della crescita della domanda. Al fine di contenere il costo totale dell’assistenza sanitaria, l’OMS raccomanda ai governi di continuare a investire in questi tipi di assistenza domiciliare il più possibile per evitare l’assistenza ospedaliera costosa e non necessaria.

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