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«La gestione attiva inizia dove finisce il consenso» - Bettina Ducat spiega come differenziarsi nell'asset management sempre più standardizzato
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su finews.com il 18 agosto 2026.
L'investimento passivo ha trasformato il settore dell'asset management, mentre la pressione sui costi continua ad aumentare. Secondo Bettina Ducat, Co-Head di Lombard Odier Investment Managers, le opportunità più interessanti emergono proprio nelle aree in cui il mercato non esprime ancora un consenso condiviso. In questa intervista spiega perché le trasformazioni strutturali stanno creando nuove fonti di alfa, perché la sostenibilità dovrebbe essere considerata un framework di ricerca piuttosto che un'etichetta e perché, negli anni a venire, la specializzazione potrebbe rivelarsi più preziosa delle economie di scala.
Sig.ra Ducat, in un contesto caratterizzato da una crescente standardizzazione e da una forte pressione sui costi, dove vede oggi il valore aggiunto concreto e misurabile di un gestore attivo?
Il dibattito sulla gestione attiva viene spesso ricondotto a una sola domanda: è possibile ottenere rendimenti superiori a quelli di un indice al netto dei costi?
Riteniamo che questa definizione sia riduttiva. In un contesto sempre più standardizzato e attento ai costi, gli investitori non cercano soltanto performance, ma anche strumenti per orientarsi in un mondo in cui i sistemi economici stanno cambiando rapidamente e l'incertezza è diventata una caratteristica strutturale.
In questo scenario, il nostro ruolo va oltre la semplice allocazione del capitale. Significa aiutare i clienti a comprendere il cambiamento e a prendere decisioni consapevoli.
In definitiva, in un settore in cui prodotti e soluzioni tendono a diventare sempre più standardizzati, la vera differenziazione deriva dalla qualità delle analisi, dalle competenze specialistiche e da una stretta collaborazione con i clienti.
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Quali aree ritiene particolarmente esposte alla cosiddetta commoditizzazione ovvero standardizzazione dell’offerta e dove, invece, la gestione attiva può ancora generare alfa in modo sostenibile?
È naturale che alcune aree del mercato tendano a standardizzarsi quando gli investitori cercano esposizione a fattori di rischio ben conosciuti e facilmente accessibili. Se l'obiettivo è investire nei mercati azionari globali, in determinati settori o in strategie obbligazionarie legate a un benchmark, le soluzioni passive a basso costo rappresentano spesso una scelta efficiente. In questi casi, per la gestione attiva diventa più difficile dimostrare un reale valore aggiunto.
Nei mercati più complessi, ridurre le scelte d'investimento a una semplice questione di costi può diventare un freno ai rendimenti corretti per il rischio.
Tuttavia, le opportunità più interessanti si trovano spesso proprio dove il mercato non ha ancora definito con chiarezza il potenziale di creazione di valore nel lungo periodo è ancora da definire. È il caso di ambiti interessati da profondi cambiamenti strutturali, come la transizione economica, l'evoluzione dei sistemi di gestione delle risorse e la trasformazione dei modelli industriali.
L'investimento passivo offre un'esposizione all'economia di oggi, così come è rappresentata dai mercati. L'investimento attivo, invece, cerca di individuare le dinamiche che plasmeranno l'economia di domani. Questo richiede la capacità di andare oltre le convinzioni più diffuse, sviluppare una visione autonoma e gestire un livello di incertezza inevitabilmente più elevato.
Lombard Odier Investment Managers attribuisce grande importanza alla specializzazione. Come può questo modello competere nel lungo periodo con le economie di scala di cui beneficiano i grandi operatori?
Le economie di scala sono state una delle principali forze che hanno plasmato il settore dell'asset management negli ultimi decenni, portando vantaggi evidenti in termini di efficienza e riduzione dei costi. Tuttavia, le economie di scala si accompagnano spesso a una crescente standardizzazione. Se da un lato questo approccio migliora l'efficienza operativa, dall'altro può penalizzare i risultati di investimento quando il costo diventa il criterio predominante nelle decisioni di allocazione. Nei mercati complessi e in continua evoluzione, una semplificazione eccessiva basata sui costi può limitare il potenziale di rendimento corretto per il rischio.
Il nostro approccio non consiste nel mettere in discussione il valore dell’economia di scala, ma nel riconoscerne i limiti. Riteniamo che la specializzazione continui a offrire un vantaggio di lungo termine quando consente di sviluppare una comprensione più approfondita e accurata della realtà economica.
Il nostro obiettivo non è distinguerci a tutti i costi, ma costruire soluzioni d'investimento che riflettano con maggiore precisione il modo in cui i sistemi economici stanno evolvendo. Questo richiede focalizzazione, profondità di ricerca e la capacità di mettere in discussione schemi ampiamente accettati, ad esempio nel modo in cui viene misurata la decarbonizzazione o integrata all'interno di strategie azionarie e obbligazionarie core caratterizzate da un rigoroso controllo del rischio.
Quale ruolo svolgono le trasformazioni strutturali, ad esempio nel contesto dell'“economia della transizione”, nella vostra strategia di investimento e nell'allocazione dei portafogli dei clienti?
Le trasformazioni strutturali sono al centro dei processi che determinano la creazione e la redistribuzione del valore nell'economia globale. Influenzano ogni aspetto, dai sistemi energetici ai processi industriali, dalla produzione alimentare alla sanità, fino alle infrastrutture finanziarie. Incidono inoltre sulla regolamentazione, sui flussi di capitale e sulle dinamiche competitive in quasi tutti i settori.
Molti approcci d'investimento tradizionali partono dall'analisi delle singole aziende, valutandone il potenziale sulla base dei fondamentali attuali e delle tendenze storiche.
La sostenibilità viene spesso considerata come un requisito di trasparenza o come un insieme di vincoli applicati a processi di investimento tradizionali.
Noi adottiamo un punto di partenza diverso. Iniziamo analizzando come stanno evolvendo i sistemi economici, cercando di capire dove si sposteranno le fonti di valore nel prossimo decennio, quali attività potrebbero essere soggette a vincoli crescenti e quali soluzioni stanno emergendo in risposta alle principali sfide globali.
Le trasformazioni strutturali rappresentano quindi la lente attraverso cui interpretiamo il futuro. Questo approccio sistemico ci consente di individuare opportunità e rischi che spesso non sono ancora pienamente visibili a livello delle singole aziende. In definitiva, ci permette di andare oltre l'analisi del presente e di anticipare come e dove verrà creato valore in futuro.
Lombard Odier Investment Managers sostiene che l'investimento sostenibile non sia un'etichetta, ma un motore di ricerca e analisi. Cosa significa concretamente per il processo di investimento e in che modo si distingue dagli approcci ESG tradizionali?
Troppo spesso, tuttavia, la sostenibilità è ridotta a un esercizio di trasparenza o come un insieme di vincoli aggiuntivi a processi di investimento tradizionali.
Per noi invece rappresenta un punto di partenza. Il nostro approccio si basa su un'attività di ricerca radicata nell'analisi economica e finanziaria e parte dall'osservazione che molti dei sistemi su cui si fonda l'economia globale, dall'energia ai materiali, dall'alimentazione alla sanità fino al capitale naturale, stanno affrontando pressioni e cambiamenti sempre più significativi.
Queste dinamiche pongono sfide importanti, ma allo stesso tempo accelerano l'innovazione e favoriscono lo sviluppo di nuove soluzioni. Quando emergono alternative più efficienti e competitive, i sistemi economici iniziano a trasformarsi: le catene del valore si ridefiniscono, nuovi protagonisti acquisiscono rilevanza e altri perdono terreno. Per questo la nostra analisi parte dalle sfide e dalle soluzioni che stanno plasmando il futuro, piuttosto che dalle singole aziende.
Questo ci consente di individuare in anticipo dove è più probabile che si crei valore nel tempo. In quest'ottica, la sostenibilità non è un vincolo che restringe l'universo investibile, ma una lente di analisi che aiuta a identificare nuove opportunità di rendimento in un ampio spettro di settori e industrie.
Dove individuate oggi le maggiori inefficienze di prezzo legate all'economia della transizione e come possono essere identificate e ottimizzate in modo sistematico?
Le maggiori inefficienze nascono spesso dal fatto che i mercati tendono a interpretare il futuro come una semplice estensione del presente. Le trasformazioni strutturali, però, raramente seguono percorsi lineari e possono modificare gli equilibri economici molto più rapidamente di quanto generalmente previsto.
Da un lato, molte delle soluzioni emergenti che stanno ridefinendo sistemi economici, processi industriali e catene del valore continuano a essere sottovalutate. Il loro potenziale di crescita, la velocità di adozione e la capacità di trasformarsi in modelli economicamente sostenibili non sono sempre pienamente riconosciuti dal mercato.
Dall'altro, alcuni modelli di business consolidati possono beneficiare di valutazioni che riflettono ancora presupposti destinati a cambiare. I rischi associati alle trasformazioni strutturali vengono talvolta incorporati solo parzialmente, mentre l'innovazione e l'evoluzione dei sistemi economici possono accelerare rapidamente e ridefinire gli equilibri competitivi.
I clienti non cercano più semplicemente prodotti d'investimento; cercano competenze, convinzione e una partnership di lungo periodo.
Allo stesso tempo, un approccio di investimento fondato su una profonda comprensione dei cambiamenti che interessano i sistemi economici ci consente di individuare quelle aziende consolidate che saranno in grado di reinventarsi. Cogliere queste inefficienze richiede una comprensione sistematica di come le catene del valore stiano evolvendo. Analizzando le sfide, le soluzioni e la trasformazione dei sistemi economici, possiamo identificare i casi in cui i mercati continuano a basarsi su presupposti ormai superati. Questa visione orientata al futuro ci permette di costruire portafogli non solo in funzione delle condizioni attuali, ma anche delle aree in cui è più probabile che si crei valore nel prossimo decennio.
Accanto ai mandati istituzionali, state ampliando l'attività nel segmento wholesale e negli investimenti alternativi. Quali saranno, a vostro avviso, i principali motori di crescita nei prossimi anni?
Non ragioniamo in termini di asset class o canali distributivi. La domanda da cui partiamo è sempre la stessa: dove possiamo generare valore per i clienti?
La nostra forza risiede nella capacità di applicare un approccio di ricerca coerente a diverse aree di investimento. Nel mondo degli investimenti alternativi individuiamo opportunità in ambiti in cui le trasformazioni strutturali sono particolarmente evidenti, come i secondaries di private equity, l'asset-backed lending, le catene del valore rigenerative e i materiali legati alla transizione.
Anche nel segmento wholesale stiamo assistendo a un cambiamento significativo. Gli investitori non cercano più soltanto accesso a prodotti d'investimento, ma idee, competenze specialistiche e un interlocutore in grado di accompagnarli nelle loro scelte. Le competenze sviluppate al servizio di clienti istituzionali e privati particolarmente sofisticati possono quindi essere messe a disposizione di una platea più ampia.
Quale ruolo avranno gli investimenti alternativi all'interno di un portafoglio diversificato, soprattutto in un contesto di mercato caratterizzato da aspettative di rendimento strutturalmente più contenute?
Gli investimenti alternativi stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nei portafogli, non solo per il contesto dei rendimenti, ma anche perché consentono di accedere a segmenti dell'economia che non sempre sono rappresentati nei mercati quotati.
Molte trasformazioni strutturali, in particolare in ambiti come le infrastrutture, le nuove soluzioni industriali o le catene del valore basate sulle risorse naturali, si sviluppano al di fuori dei mercati quotati o in fasi più iniziali del loro percorso di crescita. Gli investimenti alternativi possono offrire un'esposizione più diretta a questi cambiamenti.
Il loro ruolo, quindi, non si limita alla diversificazione del portafoglio o alla ricerca del premio di illiquidità. Si tratta di ampliare l'insieme delle opportunità di investimento e di accedere a fonti di valore che altrimenti potrebbero rimanere difficilmente raggiungibili.
Essendo una partnership non soggetta alle pressioni di breve termine degli azionisti, potete operare in modo diverso rispetto ai gestori quotati. In che modo questo vantaggio si traduce concretamente nel processo di investimento e nelle scelte strategiche?
La nostra struttura di partnership ci consente di allineare il nostro orizzonte temporale a quello dei clienti, senza essere condizionati dalle aspettative di breve termine degli azionisti.
In concreto, questo significa poter assumere posizioni che richiedono tempo per esprimere il loro potenziale, investire in capacità di ricerca che potrebbero non generare risultati immediati e mettere in discussione il consenso di mercato quando lo riteniamo necessario.
Questa struttura ci consente inoltre di mantenere un approccio rigoroso alla crescita della società. Non perseguiamo la crescita per la sola dimensione, in particolare se questo dovesse andare a scapito della qualità o del valore che mettiamo a disposizione dei clienti.
La qualità delle decisioni di investimento dipende dalla qualità delle interazioni.
Questa stabilità favorisce una filosofia di investimento più coerente e una direzione strategica più chiara. In definitiva, il vantaggio non risiede tanto nella struttura societaria in sé, quanto nella sua capacità di tradursi in decisioni di maggiore qualità, in una ricerca più approfondita e in un migliore allineamento con gli obiettivi di lungo termine dei clienti.
La sede 1Roof è stata progettata per favorire lo scambio di idee tra investimento, ricerca e distribuzione. In che modo questo approccio influenza la qualità delle decisioni di investimento?
La sede di 1Roof rappresenta una manifestazione concreta della nostra visione su come dovrebbe operare un'organizzazione di investimento. È stata progettata privilegiando trasparenza, apertura, vitalità e qualità degli spazi, piuttosto che gerarchie rigide, separazione tra funzioni e distacco. Non si tratta semplicemente di una scelta architettonica, ma dell'espressione di una convinzione precisa: l'asset management è, prima di tutto, un'attività fondata sulle idee.
La qualità delle decisioni di investimento dipende dalla qualità delle interazioni tra le persone: dalla capacità di mettere in discussione le rispettive convinzioni, condividere prospettive diverse e costruire una visione comune attraverso competenze complementari. Riunendo in un unico ambiente i team di investimento, ricerca e distribuzione, la sede favorisce uno scambio più naturale e continuo tra funzioni diverse.
Questo contribuisce a creare una cultura in cui le idee circolano più liberamente e le ipotesi possono essere messe in discussione in modo aperto e costruttivo. In questo senso, la sede non è semplicemente un luogo di lavoro, ma un elemento che supporta il nostro modo di pensare e, di conseguenza, la qualità delle decisioni che prendiamo.
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