Digitalizzazione e uguaglianza in India

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Digitalizzazione e uguaglianza in India

Odile Lange-Broussy - Co-gestore di portafoglio

Odile Lange-Broussy

Co-gestore di portafoglio

La relazione tra tecnologia e uguaglianza è complessa e sfaccettata. Da una parte, l’economia globale in crescita, trainata dagli sviluppi tecnologici, ha giocato a vantaggio dei più abbienti1, rendendoli ancora più ricchi. D’altra parte, la tecnologia ha migliorato aspetti quali l’accesso alla sanità, i servizi finanziari e l’istruzione, con benefici per la maggior parte della popolazione.

Il maggiore impatto della tecnologia può essere osservato nei paesi emergenti. Ad esempio, gli sviluppi nella formazione e nella creazione di materiale medico online possono fornire all’istante una vasta quantità di informazioni alle società meno sviluppate, migliorando la qualità di vita complessiva. Sebbene siano emersi diversi vantaggi dal boom tecnologico, una parte significativa della popolazione mondiale rimane però esclusa da beni e servizi di base.

Ci aspettiamo che la digitalizzazione continui ad accelerare grazie allo sviluppo da parte di società nuove ed esistenti di strumenti che avvantaggeranno ulteriormente la maggioranza meno fortunata della popolazione mondiale, ma è necessario ricordare che questi cambiamenti sconvolgeranno interi settori. Riteniamo che la transizione crei opportunità e rischi e renda necessario un ripensamento degli investimenti. In questo contesto, il processo di investimento deve adattarsi, identificando le società che compiranno la transizione e quelle che invece non ne prenderanno parte. Noi le individuiamo attraverso un approccio a tre pilastri.

I governi svolgono un ruolo fondamentale per gli sviluppi in ambito tecnologico, attraverso finanziamenti per la ricerca e l’evoluzione societaria. In gran parte dei paesi, i governi stanno investendo in modo strategico nella corsa per rimanere innovativi e stanno inoltre installando tecnologie rivolte alla risoluzione di problemi e carenze dei servizi. L’India è un esempio chiave per entrambi i trend e grazie alla digitalizzazione ha saputo trasformare l’economia in crescita.

 

India digitale 

Negli ultimi vent’anni, l’economia indiana ha registrato un boom. Dal 2000 al 2017, l’economia è passata da US$2.270 mrd a US$9.600 mrd (PIL, PPA attuale internazionale) e la popolazione è aumentata di 286 mln di persone, arrivando a 1,39 mrd. Le azioni proattive intraprese dal governo nel periodo hanno migliorato notevolmente la vita e la produttività di una moltitudine di persone. 

Le statistiche della Banca mondiale nel corso degli ultimi 16 anni indicano che l’India può contare su una forza lavoro più produttiva, un maggior numero di bambini a scuola e una sanità migliore, con una conseguente diminuzione dei tassi di mortalità.

 

  2000 2016 Cambiamento % 
PIL per occupato US$6.771 US$16.306 41.5%
Studenti delle scuole secondarie 71.030.515 132.161.359 53.8%
Decessi di bambini al di sotto di 5 anni 2.526.532 1.046.505 -58.6%
Fonte : World Bank.

Aadhaar (“Fondazione”) 

Nel 2009, oltre la metà della popolazione indiana non veniva registrata alla nascita e di conseguenza non poteva accedere a servizi finanziari o a sussidi statali. Per far fronte a questo problema, il governo indiano ha predisposto l’Autorità di identificazione unica indiana (UIDAI). Lo scopo dell’autorità è di fornire ai residenti indiani un numero identificativo2 utilizzato in quanto metodo principale di controllo dell’identità per l’apertura di conti bancari o la richiesta di una patente di guida.

L’UIDAI utilizza parametri biometrici, quale la scansione delle due iridi, la fotografia facciale e le dieci impronte digitali, al fine di registrare ogni persona su un database centralizzato. Vengono inoltre registrati nomi, date di nascita, indirizzi e altri parametri. A ciascuno viene assegnato un “numero Aadhaar”, un identificativo unico di 12 cifre, generato in modo casuale.

Dal lancio, il governo ha aperto 13.000 centri di registrazione Aadhaar, con alcuni centri mobili per raggiungere i villaggi più remoti. Lo sforzo a livello nazionale ha consentito la registrazione di 1,2 mrd di persone2, quasi il 90% della popolazione indiana, una stima del 17% della popolazione mondiale.

È aumentata considerevolmente l’apertura di conti bancari a seguito dell’assegnazione di numeri Aadhaar. Le banche hanno inoltre incoraggiato l’apertura di nuovi conti con incentivi quali l’assicurazione vita gratuita. Nel 2018, oltre l’80% degli adulti in India disponeva di un conto bancario, un incremento del 35% rispetto al 2011, secondo la Reserve Bank of India3 (la Banca centrale indiana).

 

Gli sviluppi a partire da Aadhaar

L’India rappresenta il mercato degli smartphone dalla crescita più rapida e il secondo mercato delle telecomunicazioni al mondo4. L’UIDAI collabora con fornitori di smartphone dal 2016, al fine di produrre dispositivi sicuri e conformi ad Aadhaar2. La collaborazione ha portato a un nuovo sistema di transazione collegato ad Aadhaar. L’interfaccia di pagamento dell’utente (UPI) collega i conti bancari degli utenti, permettendo un servizio di pagamento in entrata e in uscita che utilizza i dati biometrici per autenticare le transazioni.

Questo sistema di pagamento senza contanti è stato inoltre promosso dallo schema di demonetizzazione del governo introdotto nel 2016, volto a stimolare il gettito fiscale e ad affrontare il famigerato mercato nero indiano. Togliere dalla circolazione le banconote dal valore più alto aveva avuto un primo effetto nel complesso controproducente per l’economia indiana, con una disruption delle imprese più piccole che riscontravano più difficoltà nella transizione. L’economia ha in seguito ripreso a girare e le imprese si sono adattate di conseguenza.

Le infrastrutture mobili e l’autenticazione biometrica hanno permesso l’ulteriore sviluppo di strumenti per oltre un miliardo di persone. L’UIDAI ha recentemente introdotto una piattaforma digitale sicura che permette ai cittadini di conservare i documenti importanti, quali diplomi e immatricolazione dei veicoli. Inoltre, grazie a un sistema di consenso elettronico, gli utenti possono condividere in maniera selettiva i documenti con terzi.2

 

Controllo della privacy

Le informazioni all’interno di Aadhaar potrebbero, in teoria, risultare vantaggiose sia per il settore pubblico che privato. Ad esempio, le imprese potrebbero utilizzare tecniche di estrapolazione dei dati per sviluppare predizioni in merito alle abitudini di acquisto dei consumatori, mentre i governi e le agenzie potrebbero utilizzare le informazioni di Aadhaar per tecniche di sorveglianza. Ovviamente, un uso dei dati della popolazione a questo scopo non sarebbe etico, soprattutto senza il consenso degli interessati. Sono stati segnalati casi in cui i dati erano apparentemente disponibili all’acquisto online5, tuttavia l’UIDAI ha smentito6 queste dichiarazioni. Il governo indiano ha esplicitamente affermato che la piattaforma è sicura, grazie a dati crittografati e all’autenticazione a diversi livelli necessaria per accedere alla piattaforma.

La tutela della privacy è fondamentale per il successo di questo progetto. La sicurezza informatica si è sviluppata a livello esponenziale nello scorso decennio e riteniamo che rappresenti un’area in continua espansione considerata la sempre maggiore importanza della sicurezza, che continuerà a migliorare grazie allo sviluppo di nuove crittografie e blockchain.

 

Un super potere del futuro

Aadhaar ha chiaramente contribuito a stimolare il boom economico indiano. L’infrastruttura di recente sviluppo è stata resa possibile dalle robuste fondamenta digitali gettate inizialmente. Il progetto ha rappresentato nel complesso un miglioramento sostanziale per la vita di una moltitudine di persone, che fino a dieci anni fa non sarebbe stata in grado di accedere a diversi di questi servizi.

Tramite un ulteriore sviluppo a partire da queste solide fondamenta, il governo può aggiungere strati di informazioni utili e accessibili, per fare accedere il popolo indiano a ulteriori opportunità. 

Le implicazioni per gli investitori

La crescente digitalizzazione indiana ha scatenato diversi trend, che secondo noi acquisiranno un ulteriore slancio per anni a venire e creeranno numerose opportunità di investimento. Vediamone alcuni di seguito.

 

Liberare il potere d’acquisto dei consumatori 

Aadhaar ha significativamente migliorato la trasmissione di reddito ai singoli. I sussidi vengono ora percepiti direttamente dai beneficiari, evitando perdite su diversi livelli, come succedeva comunemente in passato. Dal 2018, gli stipendi dei dipendenti pubblici vengono versati rispettando sempre più spesso i tempi stabiliti (la proporzione di pagamenti puntuali è aumentata dal 43% per l’anno 2017 all’85% alla fine del 2018), grazie soprattutto al collegamento dei conti bancari con Aadhaar e al pagamento degli stipendi direttamente nei conti bancari dei lavoratori. Questo ha a sua volta influenzato la propensione alla spesa della popolazione.

Il numero di transazioni che si rifanno a UPI (l’interfaccia di pagamento unificato, la cui implementazione richiede dai 5 ai 10 secondi) ha raggiunto gli 800 milioni circa al mese dal lancio 3 anni fa. Grazie a UPI, le informazioni sulle transazioni possono essere centralizzate e raccolte in un “digilocker”, una piattaforma online sicura, per essere successivamente utilizzate come prove per prestiti, datori di lavoro, planimetrie, ecc. Si tratta di uno strumento che libera il potere d’acquisto a lungo termine.  

 

Formalizzare l’economia

La digitalizzazione è stata determinante nell’implementazione dell’Imposta su beni e servizi indiana, la GST, a partire dal 1º luglio 2017. Lo scopo della GST era quello di ridurre le dimensioni dell’economia informale e incrementare la riscossione delle imposte per il governo. Sebbene il progresso sia stato più lento del previsto in entrambi gli ambiti, gli operatori di diversi settori (ad es. la salute e l’igiene personale, il miglioramento della casa) segnalano una leggera riduzione della competitività informale. A lungo termine si tratta di un fenomeno che aiuterà le grandi imprese ottemperanti (molte delle quali sono quotate) a guadagnare quota di mercato. Considerando che secondo le stime l’economia informale riguarda ancora l’80% dell’economia complessiva indiana, il potenziale per le società di dimensioni maggiori è notevole.  

D’altra parte, storicamente l’economia basata sul contante/informale indiana rappresentava da sola il principale responsabile per la creazione di impiego, grazie alle sue dimensioni. Nei 12 mesi successivi all’implementazione della GST, la messa in regola forzata ha costituito un fattore estremamente penalizzante per gli impieghi e l’imprenditorialità, che a sua volta ha frenato i trend di consumo (in particolare nelle aree rurali). Gli investitori dovrebbero ricordare che, sebbene la direzione a lungo termine risulti ancora ben definita e positiva, cambiamenti così profondi potrebbero sconvolgere temporaneamente la crescita macro.

 

La trasformazione del panorama retail

Il retail indiano comprende punti vendita per una stima di 8 milioni, di cui solo il 10% è considerato grande distribuzione (secondo la suddivisione delle vendite dei maggiori brand) e la restante percentuale riguarda soprattutto kiranas (piccoli negozi al dettaglio di quartiere, tipicamente indiani). Un’iniziativa da parte di Reliance, sebbene di costituzione recente e in fase sperimentale, potrebbe scatenare una disruption diffusa del settore retail indiano. (Vale la pena precisare che l’offerta Jio di Reliance che fornisce cellulari e dati più economici ha turbato profondamente il settore delle telecomunicazioni indiano negli ultimi 2,5 anni). L’iniziativa tecnologica di Reliance punta al B2B, offrendo un accesso online ai venditori al dettaglio che ne sono attualmente sprovvisti, tramite un PoS contenente una SIM Jio, e aiutandoli inoltre a fornire merci chiave attraverso i depositi Reliance Retail. Hindustan Unilever collabora a queste prove iniziali.

Più in generale, un maggiore accesso a dati mobili economici inizia a tradursi in un incremento della quota di e-commerce: i brand più conosciuti stanno osservando un aumento modesto (<5%), ma in rapida crescita della quota di vendita online. Sebbene ci siano poche opportunità dirette che permettono agli investitori azionari di trarre vantaggi da questo trend, gli attori private equity e gli attori stranieri strategici stanno chiaramente effettuando investimenti notevoli. Walmart ha acquisito una quota in Flipkart (il retailer principale indiano per articoli di moda online, a seguito dell’acquisizione di Myntra e Jabong) da Naspers; Amazon ha acquisito parte di Shoppers Stop (la più grande rete indiana di grandi magazzini); Alibaba detiene circa il 25% di Big Basket (il principale sito indiano di prodotti alimentari online) e una quota del 30% circa di PayTM (l’app di portafoglio mobile principale indiana). Nel maggio 2019, Ctrip (la maggiore agenzia di viaggi online cinese) ha acquisito circa il 50% di Make My Trip (la principale agenzia di viaggi online indiana, con una quota di mercato del 63% nel 2017). In futuro, ci aspettiamo sicuramente che diverse di queste società facciano il loro ingresso nel mercato.

Aadhaar timeline

India Digitalisation - ITv2-01.jpg (India Digitalisation - ENv2)

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