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    Investire in soluzioni mirate a far restare il pianeta entro i confini planetari

    Investire in soluzioni mirate a far restare il pianeta entro i confini planetari
    Alina Donets - Portfolio Manager

    Alina Donets

    Portfolio Manager
    Thomas Höhne-Sparborth, PhD - Head of Sustainability Research

    Thomas Höhne-Sparborth, PhD

    Head of Sustainability Research
    Pascal Menges - Head of Equity Investment Process and Research, Client Portfolio Manager

    Pascal Menges

    Head of Equity Investment Process and Research, Client Portfolio Manager

     

    Messaggi importanti

    •    Dei nove confini planetari, o degli spazi operativi sicuri per l’umanità, almeno cinque sono stati già superati, e forse di più, a conferma dei rischi per la futura salute del nostro pianeta. Per correggere la rotta è necessario agire con urgenza 
    •    Per contribuire a definire le varie dimensioni attraverso le quali l’attività economica può generare un impatto sul capitale naturale e viceversa, la strategia Natural Capital di LOIM si è basata sul sistema dei confini planetari. La strategia punta a investire in modelli di business interessanti, tesi a offrire soluzioni dirette o indirette ai principali problemi ambientali che compromettono l’equilibrio ecologico del pianeta
    •    Abbiamo classificato il 75% della strategia come fornitori di soluzioni, ossia società con un’esposizione significativa a prodotti e soluzioni rilevanti per la natura. Il restante 25% comprende leader della transizione in settori in cui la progettazione dei prodotti è vitale per contrastare il degrado ambientale​​​​​​

     

    Cosa sono i confini planetari?

    Il pianeta Terra non è mai stato più in pericolo di adesso in termini di impatto del nostro modello economico “take-make-waste” (prendi-produci-getta) sull’ambiente. Cinque dei nove confini planetari, i limiti ambientali entro i quali l’umanità può operare in modo sostenibile, sono già stati varcati (cambiamento climatico, perdita di biodiversità, degrado forestale, inquinamento agrochimico, chimico e da plastica). E il superamento del sesto confine, ossia uso eccessivo di acqua dolce, ha solo consolidato una scomoda verità: il tempo per salvare il pianeta dalla potenziale catastrofe ecologica si sta rapidamente esaurendo.

    Il concetto di confini planetari è stato sviluppato per la prima volta da un gruppo di ricercatori guidato da Johan Rockström dello Stockholm Resilience Centre. Insieme, i nove confini definiscono l’ambito di operatività sicuro per l’umanità. Secondo la ricerca, all’interno di questi confini “l’umanità può continuare a svilupparsi e prosperare per le generazioni future”, mentre il loro superamento “aumenta il rischio di generare cambiamenti ambientali su larga scala, improvvisi o irreversibili”.

    Queste violazioni sono già in aumento. In una fase critica come questa, è fondamentale guardare oltre le conseguenze del superamento di questi confini. C’è un’impellente necessità di affrontare le cause alla radice e di concentrarsi su soluzioni che preservino la natura dalle esternalità negative delle economie globali e aiutino a riportare l’umanità all’interno di questi confini sicuri. 

     

    Figura 1: Confini planetari.

    Fonti

    Analisi di LOIM; basata su Rockstrom et al (2015) e aggiornata secondo il rapporto Transformation is Feasible di Randers, Rockstrom et al (2018).  A soli fini illustrativi
    1) IPCC Global Warming of 1.5C report (2019)
    2) World Wildlife Fund and Boston Consulting Group (2015)
    3) BBC/EPA
    4) FAO (2015)
    5) UNEP (2016)
    6) Living Planet Index
    7) OECD (2016)
    8) Trucost (2013)

     

    Natural Capital: una strategia che adotta il sistema dei confini planetari

    La tesi d’investimento della nostra strategia Natural Capital si basa sul riconoscimento della necessità di preservare meglio e fare leva sulla natura, investendo in aziende che forniscono soluzioni capaci di evitare e mitigare gli impatti negativi delle attività umane (attraverso un’industria più snella), oppure che cercano di sfruttare e utilizzare soluzioni rigenerative basate sulla natura (attraverso l’aumento della bioeconomia circolare).

    Il quadro dei confini planetari aiuta a definire le varie dimensioni attraverso le quali il modello economico può generare un impatto sul capitale naturale1. Il sistema si basa sull’evidenza scientifica che suggerisce che, a partire dalla rivoluzione industriale, le azioni umane sono diventate il principale motore del cambiamento ambientale globale.

    Al fine di raggiungere il complesso obiettivo di migliorare la salute ambientale nel suo complesso, è necessario affrontare in parallelo tutte le nove sfide principali. Al centro del concetto di confini planetari c’è la consapevolezza che il superamento di uno di questi confini ha effetti sistemici più ampi. Attraversare il confine nel cambiamento climatico non solo influisce sul riscaldamento globale, ma ha effetti a catena sui nostri oceani, sulla biodiversità e su altri sistemi planetari.

    Per la stessa ragione, risolvere la sola questione del cambiamento climatico può contribuire a ridurre alcuni rischi, ma se non viene associato a un intervento più ampio su altre dimensioni ambientali, tale azione potrebbe rivelarsi insufficiente nel riportare in equilibrio il pianeta e salvaguardare l’ambito di operatività sicuro per l’umanità e la nostra economia. È quindi necessario agire subito rispetto a una serie di sfide ambientali.

    Di conseguenza, la strategia Natural Capital mira ad affrontare una moltitudine di fattori, investendo in tutte le principali aree delle soluzioni necessarie e rilevanti ai fini del ripristino o della conservazione dei principali confini planetari, attraverso quattro temi chiave.

    In primo luogo, una bioeconomia circolare, che punta a sostituire le parti dannose dell’economia con soluzioni basate sulle biotecnologie, riducendo la tossicità e l’uso di prodotti chimici, ma anche più in generale sostenendo l’autorigenerazione degli ecosistemi acquatici, terrestri nonché aerei e della biodiversità. Sappiamo tuttavia che non tutto può essere sostituito da soluzioni basate sulla natura e che dobbiamo contribuire riducendo l’utilizzo di materiali di input con un conseguente snellimento dei processi industriali. Questi comportano un miglioramento dell’efficienza dei processi produttivi in termini di risorse, contribuendo a ridurre la pressione su risorse naturali come acqua, aria o biodiversità.

    La trasformazione verso un modello economico più ecocompatibile non sta avvenendo solo sul fronte della produzione, ma anche sul piano dei consumi. Ciò significa che dobbiamo anche concentrarci sulla transizione verso un’economia orientata ai risultati, che punta a riconoscere il ruolo svolto dai modelli di consumo, lavorando efficacemente per evitare i rifiuti e i livelli di inquinamento, alleggerendo al contempo la pressione sull’estrazione di materiali.

    Infine, nonostante tutti i nostri sforzi volti a promuovere una bioeconomia circolare, l’efficienza delle risorse e un’economia orientata ai risultati, continueremo purtroppo a generare rifiuti. Dobbiamo quindi puntare a perseguire l’obiettivo dell’azzeramento dei rifiuti. Ciò richiede investimenti in sistemi a circuito chiuso per ridurre al minimo le esternalità inquinanti e comporta anche un miglioramento delle tecnologie di raccolta e di trattamento a valle, ma anche un ripensamento del modo in cui progettiamo i nostri prodotti e materiali.

     

    Fornitori di soluzioni ambientali

    Per valutare l’esposizione del portafoglio alle diverse dimensioni coperte dal quadro dei confini planetari, valutiamo le entrate del portafoglio associate alle attività di soluzione rilevanti per ciascun confine.

    A tal fine, valutiamo in primo luogo l’esposizione delle entrate aziendali a oltre 2’200 attività economiche, dalla produzione di acciaio, alluminio e apparecchiature per l’automazione allo sviluppo di proteine vegetali o soluzioni idriche specializzate. Per ogni attività, ove applicabile, valutiamo il confine planetario più diretto influenzato dalla stessa, nonché i suoi effetti indiretti.

    Contributi diretti: sono attività che contribuiscono a mitigare l’impatto ambientale negativo, per quanto riguarda almeno uno dei confini planetari. Le soluzioni relative all’approvvigionamento idrico, ad esempio, sono più direttamente collegate al confine planetario concernente l’uso di acqua dolce, mentre le attività connesse a un’agricoltura più smart e più organica sarebbero più direttamente collegate al confine planetario relativo all’inquinamento agrochimico.

     

    Figura 2: Interazioni tra confini planetari

     

    A soli fini illustrativi. Fonte: adattamento LOIM. Interactions between the planetary boundaries Net normalized| Download Scientific Diagram (researchgate.net).

     

    Contributo indiretto: riconosciamo che i contributi alla soluzione non sono necessariamente limitati a un’unica questione, ma sono spesso indirettamente collegati. Anche le società che apportano un contributo diretto e positivo a una dimensione ambientale possono aver contribuito indirettamente a varie altre dimensioni. Per esempio, un’attività che apporta un contributo diretto all’utilizzo dell’acqua può dare un contributo indiretto al confine della biodiversità. Valutiamo queste interazioni utilizzando l’analisi di Lade, Steffen, de Vries e Carpenter (2020)2, come illustrato nella figura 2.

    Una volta chiaramente indicate le attività e le entrate delle società in portafoglio, possiamo valutare la quota delle entrate del portafoglio associate alle attività della soluzione. La figura 3 mostra la percentuale delle entrate che si ritiene contribuiscano direttamente o indirettamente al miglioramento di uno dei confini planetari o alla riduzione dell’estrazione di materiali e dei rifiuti.

    Attività di transizione: inoltre, alcune entrate del portafoglio non sono considerate direttamente legate alle soluzioni, ma alle attività di transizione, tra cui quelle che potrebbero generalmente avere oggi un impatto ambientale significativo, ma in cui i leader di settore possono aprire la strada a un approccio innovativo per modificare prodotti e servizi forniti in modo più rispettoso della natura.

    Se da una parte i fornitori di soluzioni offrono le tecnologie alternative necessarie, prodotti e servizi che possono accelerare la transizione verso un’economia più rispettosa della natura, d’altra parte i leader della transizione includono quelle società che implementano queste soluzioni alternative. 

     

    Figura 3: Ricavi del portafoglio associati a fornitori di soluzioni e leader della transizione
     
     
     
     
     

     

    Fonte: LOIM. Dati al 31 dicembre 2021. A soli fini illustrativi.3 Human impacts on planetary boundaries amplified by Earth system interactions | Nature Sustainability.

     

    Panoramica del portafoglio: valutazioni finali e commenti 

    Abbiamo classificato il 75% della strategia come fornitori di soluzioni, ossia società con un’esposizione significativa a prodotti e soluzioni rilevanti per la natura. Il restante 25% delle partecipazioni del fondo comprende leader di transizione o nomi di primo piano in settori con un’elevata rilevanza per i temi legati alla natura e, ove opportuno, i cambiamenti nella progettazione di prodotti e servizi sono essenziali per la transizione verso un’economia rispettosa della natura. 

     

    Investire in soluzioni per evitare violazioni dei confini planetari: un potenziale catalizzatore di rendimento

    Ogni ulteriore trasgressione dei nove confini planetari potrebbe aumentare i rischi ecologici, a meno che il nostro impatto economico sull’ambiente non sia mitigato e invertito. Abbiamo raggiunto un punto critico che necessita di azioni urgenti e audaci, se vogliamo assicurare un pianeta vivo e pulsante alle generazioni attuali e future. La mancanza di azione non è più solo un’aspirazione ambientale, ma sta diventando un vero e proprio rischio economico. Oltre la metà del PIL globale dipende dalla natura, il cui degrado sta già causando significativi danni economici. Già si prevede, ad esempio, che negli Stati Uniti i rifiuti pericolosi costino USD 500 miliardi, esponendo le aziende a potenziali rischi di responsabilità3. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stima in USD 2’600 miliardi l’anno i costi sanitari e di produttività legati all’inquinamento atmosferico4.

    Se vogliamo evitare di superare ulteriori confini planetari, dobbiamo capire come possiamo utilizzare in modo sicuro il nostro capitale naturale e come adattare i nostri modelli di business a questa nuova realtà.

    Saper individuare le società che promuovono soluzioni che contribuiscono direttamente o indirettamente alla prevenzione del superamento dei confini planetari e all’integrazione di questo sistema nella nostra strategia Natural Capital è fondamentale per poter affrontare tale sfida.

    La strategia Natural Capital di LOIM, che si concentra su aziende in possesso di robusti modelli di business, i cui prodotti e servizi preservano o fanno leva sul potere rigenerativo della natura, punta all’integrazione crescente di un sistema di confini planetari ben strutturati e implementati.

    Per maggiori informazioni sull’impatto della nostra strategia Natural Capital in termini di sostenibilità, cliccate sul link in alto.

    Ulteriori approfondimenti sulla nostra strategia Natural Capital sono disponibili qui.

     
     

    Sources

    [1] Outside the Safe Operating Space of the Planetary Boundary for Novel Entities | Environmental Science & Technology (acs.org)
    [2] Human impacts on planetary boundaries amplified by Earth system interactions | Nature Sustainability.
    [3] Source: BBC/EPA
    [4] Source: OECD (2016)

    Informazioni importanti.

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