Il piano d’azione europeo per una finanza sostenibile

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Il piano d’azione europeo per una finanza sostenibile

A tu per tu con Maarten Vleeschhouwer 

Maarten è un funzionario responsabile dell’elaborazione di politiche presso la Commissione europea (CE) e si concentra sull’applicazione del piano d’azione della CE in merito alla finanza sostenibile. In questa sessione di domande e risposte, Maarten fornisce un aggiornamento sul piano d’azione e spiega in che modo l’UE stia lavorando per incentivare e indirizzare l’investimento del settore privato verso uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

 

A marzo 2018, la Commissione europea ha pubblicato un piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile. Come procede? 

Questa settimana segna un ulteriore traguardo nel percorso per rendere il settore finanziario più sostenibile. Innanzitutto, la Commissione ha adottato le linee guida non vincolanti che accompagnano la Direttiva di segnalazione non finanziaria (Non-Financial Reporting Directive, NFRD) in merito alla comunicazione di informazioni relative al clima. Quest’ultima era basata sul precedente lavoro in materia di Finanza sostenibile del Gruppo di esperti tecnici (Technical Expert Group, TEG). Le linee guida, che tra l’altro integrano le raccomandazioni della Task force sulle informative finanziarie relative al clima (Task Force on Climate-related Financial Disclosures, TCFD) forniranno alle società consigli pratici su una segnalazione più efficace dell’impatto delle loro attività sul clima e dell’impatto del cambiamento climatico sul loro business.

Inoltre, il TEG ha pubblicato tre nuove relazioni: sulla “tassonomia”, sullo standard per le obbligazioni green dell’UE e sui benchmark climatici. Insieme queste relazioni evidenziano un importante passo in avanti verso lo sviluppo necessario di un linguaggio condiviso e di strumenti che permetteranno al settore finanziario di essere più rispettoso dell’ambiente.

Il Parlamento europeo (PE) e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sulle tre proposte legislative annunciate a maggio 2018, sia sui benchmark climatici che sulle informative riguardanti la sostenibilità per il settore dei servizi finanziari. Sarà necessario effettuare ancora piccole modifiche linguistiche, ma il testo finale verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dopo l’estate, entrando così in vigore. Per quanto riguarda la tassonomia, incoraggiamo gli Stati membri a trovare un accordo al più presto, al fine di entrare in consultazioni a tre.

 

Ci può dire di più sulla proposta di benchmark? 

Per quanto riguarda i benchmark climatici, ci sono due nuovi tipi di indici di riferimento per i quali vogliamo uniformare i requisiti metodologici minimi. Il primo è il benchmark per la transizione climatica, che sostanzialmente prevede che gli indici di riferimento intraprendano un percorso di transizione. Il secondo è invece il benchmark allineato all’accordo Parigi, che a differenza dell’altro indice di riferimento richiede una piena adesione all’accordo. È importante ricordare che miglioreremo le informative riguardanti la sostenibilità per tutti i benchmark.

Il nostro scopo non è di prescrivere nel dettaglio come verranno raggiunti questi obiettivi, ma di stabilirne i requisiti minimi. I molteplici benchmark climatici o a basse emissioni di CO2 esistenti, offerti da fornitori di indici, non hanno riscosso molto successo, poiché le metodologie utilizzate non sono abbastanza trasparenti e non facilitano la piena comprensione, con una conseguente perdita di fiducia da parte degli investitori. Per quanto riguarda i benchmark normali, non vi è abbastanza chiarezza sulle considerazioni ambientali, sociali e di governance (ESG).

Tutti i benchmark, a eccezione degli indici di riferimento relativi a tassi di interesse e valute, dovranno divulgare il modo in cui integrano fattori ESG e il proprio allineamento con gli obiettivi dell’accordo di Parigi: dal mio punto di vista si tratta di una novità che farà la differenza.

 

La disponibilità di dati pertinenti rappresenta una sfida? 

Credo che la disponibilità di dati rappresenti una sfida per gran parte del lavoro da noi svolto, compreso quello relativo ai benchmark. Questa problematica è uno dei motivi per cui abbiamo chiesto al gruppo di esperti di esaminare come ottimizzare le informazioni relative al clima che provengono dalle società e come integrare le raccomandazioni del TCFD nel quadro di segnalazione europeo. Le linee guida pubblicate dalla Commissione la settimana scorsa, che si rifanno al lavoro del TEG, aiuteranno le società a divulgare l’impatto del cambiamento climatico sul loro business e l’impatto delle loro attività sul clima. Questo permetterà quindi agli investitori di prendere decisioni più consapevoli sugli investimenti.

La Commissione sta inoltre per presentare uno studio riguardante dati, rating e ricerca ESG, al fine di ottenere una panoramica sugli attori di mercato, sui loro prodotti e servizi e sulle opinioni degli utenti (investitori e gestori patrimoniali) in merito alla qualità di questi prodotti e servizi ESG. Credo che lo studio fornirà diversi approfondimenti.  

 

Che importanza dà alla creazione di un linguaggio condiviso che definisca quello che si intende con “investimento sostenibile”?  

È fondamentale. Si tratta di un argomento che è ricomparso più volte quando ero alla Banca centrale dei Paesi Bassi, nel corso di discussioni con le istituzioni finanziarie. Nella comunità di investitori la domanda di investimenti più sostenibili è molto elevata, ma non significa che tutti i detentori di attività o i gestori patrimoniali siano in grado di assumere esperti ambientalisti all’interno della propria impresa. La creazione di un linguaggio condiviso rappresentava inoltre il consiglio più importante da parte del Gruppo di esperti di alto livello in materia di Finanza sostenibile.

 

Che importanza dà al fatto che i detentori di attivi iniziano a considerare la sostenibilità per tutto il portafoglio, compresa la parte a gestione passiva? 

È uno sviluppo chiave, che secondo me si rivelerà un’evoluzione naturale, considerata la sempre maggiore attenzione dell’opinione pubblica per la sostenibilità e il fatto che quest’ultima sia stata universalmente riconosciuta negli ultimi anni. Si tratta di un cambiamento che influenzerà ovviamente più classi di attivi e settori. I detentori di attivi dovrebbero probabilmente assumere una prospettiva più ampia, anche se ciò potrebbe risultare più semplice per alcune aree rispetto ad altre. Ad esempio, i titoli di Stato potrebbero essere più difficili da esaminare in questa chiave, anche se fortunatamente stiamo osservando diversi sviluppi in termini di obbligazioni green sovrane.

 

Qual è il ruolo assunto dalle garanzie per incentivare l’investimento nel settore privato? 

Spesso sentiamo che molte delle istituzioni finanziarie desiderano integrare la sostenibilità nelle decisioni di investimento, ma il rischio per alcuni progetti o società sostenibili è semplicemente troppo elevato per investirvi. In altre parole, siamo di fronte a una lacuna del mercato. Si tratta di una problematica che potrebbe essere affrontata in parte grazie a garanzie fornite dal settore pubblico. A livello dell’UE, per la prossima Commissione stiamo cercando di preparare quella che chiamiamo la normativa InvestEU, che integra un sostegno rimborsabile agli investimenti da parte dell’UE all’interno di un singolo fondo. Questo sostegno sarà supportato dalla garanzia InvestEU di 38 mrd di euro. Il nostro obiettivo è che almeno il 30% del fondo sia allocato verso obiettivi climatici. Inoltre, i partner di implementazione mireranno almeno al 55% dell’investimento per contribuire al raggiungimento degli obiettivi UE su clima e ambiente. Allo stesso tempo, anche il nostro prezzo del carbonio attraverso il Sistema di scambio delle quote di emissione punta a facilitare gli investimenti nei progetti a emissioni di carbonio inferiori o pari a zero.

                                                       

Secondo lei, quali sviluppi dovrebbero aspettarsi in futuro investitori e gestori patrimoniali dal Piano di azione dell’UE?

Innanzitutto, dovremmo tutti studiare e assimilare le linee guida della Commissione, insieme alle tre relazioni TEG. La TEG ci chiederà un riscontro sia sulla tassonomia (che ora propone 67 attività sostenibili, dal punto di vista di un rallentamento del cambiamento climatico) sia sulle relazioni provvisorie sui benchmark. L’attuale Commissione esaminerà attentamente la proposta del TEG per uno standard dell’UE in merito alle obbligazioni green, ma sarà la prossima Commissione a dover prendere una decisione.

Speriamo inoltre di raggiungere un accordo politico sulla proposta di tassonomia entro la fine dell’anno. L’atto delegato aggiornato per il test di idoneità, secondo il quale i consulenti per gli investimenti dovranno dare la precedenza ai fattori ESG, sarà pronto a breve ed è destinato più che altro ad investitori retail.

Guardando avanti, ci sono altri studi in cantiere. Ne stiamo effettuando uno su prodotti e servizi per la sostenibilità e valuteremo se il mercato necessiti di potenziali interventi legislativi. Valuteremo, tra le altre cose, se le agenzie di rating creditizio dovranno essere tenute a considerare i fattori ESG. Stiamo inoltre conducendo studi sulla governance societaria sostenibile e su come integrare i fattori ESG nei quadri di rischio delle banche.

 

informazioni sull’autore.

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Maarten Vleeschhouwer, funzionario responsabile dell’elaborazione di politiche presso la Commissione europea

Maarten lavora all’implementazione del Piano d’azione per una Finanza sostenibile, occupandosi in particolare del Gruppo di esperti tecnici di Finanza sostenibile, che si concentra sulla tassonomia dell’UE, su uno standard per le obbligazioni green dell’UE, sui benchmark a basse emissioni di carbonio e sugli indici per le informative ambientali; Maarten opera presso la Commissione per conto di De Nederlandsche Bank, la Banca centrale dei Paesi Bassi, l’organismo di monitoraggio di banche, fondi pensioni e società assicurative. Prima di entrare a far parte della Commissione, Maarten si è occupato di finanza sostenibile e rischi climatici presso DNB ed è uno degli autori della relazione di DNB sui rischi relativi al cambiamento climatico del settore finanziario dei Paesi Bassi intitolata “Waterproof?”. Per Frank Elderson, membro del consiglio di amministrazione di DNB, Maarten ha inoltre ricoperto il ruolo di consulente speciale in materia di finanza sostenibile.

Maarten ha una laurea specialistica in Relazioni internazionali ed economia internazionale conseguita presso la Johns Hopkins University School of Advanced International Studies.

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