La necessità di perseguire miglioramenti ambientali nei settori con emissioni difficili da limitare

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La necessità di perseguire miglioramenti ambientali nei settori con emissioni difficili da limitare

Christopher Kaminker, PhD - Head of Sustainable Investment Research & Strategy

Christopher Kaminker, PhD

Head of Sustainable Investment Research & Strategy
Thomas Höhne-Sparborth, PhD - Senior Sustainability Analyst

Thomas Höhne-Sparborth, PhD

Senior Sustainability Analyst
Kristina Church - Head of CLIC™ (Sustainable) Solutions

Kristina Church

Head of CLIC™ (Sustainable) Solutions

Le emissioni sono correlate a tutti i settori dell’economia. Il modello industriale ed economico moderno è interamente fondato sulla convenienza e sulla densità energetica dei combustibili fossili. A causa della natura complessa del flusso di emissioni globali e della necessità di comprendere l'intera catena del valore delle emissioni, è fondamentale concentrarsi sulla decarbonizzazione in tutti i settori. Lombard Odier ritiene che la semplice rilevazione dell’impronta di carbonio rischia di trascurare l'urgenza della transizione verso le zero emissioni nette in tutti i settori e l'enorme opportunità di investimento che questa offre.

Nella ricerca di un'economia più pulita e climaticamente neutra, ci può essere la tentazione di privilegiare i titoli caratterizzati da una bassa impronta di carbonio. Dato il crescente interesse per tali titoli, la rilevazione dell'impronta di carbonio è diventata un business in crescita tra i fornitori di informazioni e dati ed è una metrica comune rispetto alla quale vengono confrontati fondi e indici. Tali impronte possono rappresentare un utile benchmark per mettere a confronto le aziende appartenenti allo stesso settore o per monitorare il progresso dei miglioramenti ambientali all'interno di una singola azienda. Tuttavia, se utilizzate in modo indiscriminato, possono costituire una potenziale insidia.

In primis, un'attenzione limitata alle sole impronte di carbonio porta rapidamente all'esclusione dei settori che sono il fulcro del problema, ma che devono - data la loro importanza economica - far parte della soluzione. Nell'UE, ad esempio, i cinque settori a più elevate emissioni di carbonio - tra cui quelli dei prodotti chimici, dell'acciaio e del cemento - rappresentano circa il 40% del fatturato totale, ma il 93% delle emissioni. L'esclusione di questi settori determina un radicale miglioramento dell'impronta di carbonio di un ipotetico portafoglio e potrebbe essere promossa sul mercato come un'opportunità per investire in titoli industriali best-in-class, almeno dal punto di vista dell'impronta di carbonio.

Nell'UE, i cinque settori a più elevate emissioni di carbonio - tra cui quelli dei prodotti chimici, dell'acciaio e del cemento - rappresentano circa il 40% del fatturato totale, ma il 93% delle emissioni.

In secondo luogo, per la limitata disponibilità di dati e per trasparenza, molti fornitori di impronte di carbonio non tengono conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti di un'azienda. Mentre le cosiddette emissioni Scope 1 si riferiscono alle emissioni generate in loco dalle attività e dai processi produttivi di un'azienda e le attività Scope 2 tengono conto delle emissioni relative al fabbisogno energetico dell'azienda, le attività Scope 3 si riferiscono invece alle emissioni a monte della filiera dell'azienda e alle emissioni a valle derivanti dall'uso di un prodotto. In media, le emissioni della filiera di un'azienda superano di quattro volte quelle delle sue attività, ma i fornitori di dati spesso omettono queste ultime emissioni Scope 3 oppure le stimano da ampi modelli settoriali.

 

EMISSIONI DI GAS SERRA DIRETTE E DA FILIERA PER SETTORE (% DELLE EMISSIONI TOTALI)

 

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Fonte: Adattamento da McKinsey & Company (2016) sulla base di Carnegie Mellon University, CDP, GreenBiz. McKinsey & Company (2016). Starting at the Source: Sustainability in Supply Chains. Bove, A-T and Swartz, S. Accessibile all’indirizzo https://www.mckinsey.com/business-functions/sustainability/our-insights/starting-at-the-source-sustainability-in-supply-chains

 

In terzo luogo, ulteriori complicazioni sorgono quando l'uso di un prodotto serve ad evitare emissioni che altrimenti avrebbero potuto essere generate. Mentre la produzione, la distribuzione, l'installazione e l'uso di una turbina eolica - per citare un esempio intuitivo - comporta una notevole impronta di carbonio, questa è più che compensata dalle emissioni che vengono evitate sostituendo l'energia eolica con l'elettricità prodotta da combustibili fossili. Questo tipo di addizionalità (il valore aggiunto del prodotto o servizio rispetto a uno scenario di base) richiede un'analisi più approfondita, ma è essenziale per comprendere l’effettiva impronta di carbonio di un'azienda.

Date queste diverse insidie, per monitorare l'andamento delle emissioni globali è necessario adottare un approccio più olistico, che vada oltre la rilevazione dell'impronta di carbonio. Una semplice strategia a basse emissioni di carbonio, che sceglie solo gli investimenti in settori a basso impatto ambientale ignora il semplice fatto che anche in un'economia a zero emissioni nette, carta, prodotti chimici, metalli di base, cemento, vetro e altri minerali non metallici saranno comunque tutti necessari. La semplice esclusione di questi settori, quindi, non riesce a cogliere la necessità di perseguire miglioramenti ambientali in questi settori con emissioni difficili da limitare.

Una strategia efficace non esclude tali settori, ma piuttosto mira a individuare le aziende che offrono soluzioni specifiche o che hanno un posizionamento all'interno di settori in transizione, nei quali la decarbonizzazione rappresenta sia una necessità ambientale che una fonte di vantaggio competitivo.

Cerchiamo quindi di includere sia i fornitori di soluzioni che i settori in transizione, compresi tutti i settori in cui l'azione contro il cambiamento climatico rappresenta un passo necessario nella transizione verso un'economia a zero emissioni nette. Il fondo individua le soluzioni e le strategie esistenti che possono costituire la base per un'azione efficace per il clima, concentrandosi su quelle azioni che garantiscono anche vantaggi competitivi alle aziende che le adottano.

 

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