Could cheap oil and COVID-19 derail the transport revolution? Not in our view.

investment viewpoints

Il prezzo basso del petrolio e il COVID-19 potrebbero far deragliare la rivoluzione dei trasporti? A nostro parere non sarà così.

Kristina Church - Senior Investment Strategist for sustainable investment

Kristina Church

Senior Investment Strategist for sustainable investment

Il settore dei trasporti è già interessato da una netta trasformazione. La potente combinazione di regolamenti, preferenze diverse dei consumatori e forze di mercato sta fondamentalmente cambiando le dinamiche relative alla domanda e all’offerta del settore. Se si considerano i dati storici, un crollo significativo del prezzo del petrolio avrebbe di norma contribuito a rallentare la transizione verso una mobilità pulita, sostenendo un maggior uso dei veicoli e cambiando la dinamica dei costi a discapito dei veicoli elettrici, ma siamo convinti che non sia più così. Nonostante la rapida flessione del prezzo del petrolio, che presumibilmente si protrarrà a lungo, siamo convinti che la transizione verso il trasporto pulito continuerà ad offrire opportunità d’investimento interessanti, in particolare con la reazione dei consumatori e dei governi agli ingenti costi economici e sociali provocati dalla pandemia da COVID-19.

Siamo convinti che la transizione verso il trasporto pulito continuerà ad offrire opportunità d’investimento interessanti

La nostra Climate Transition Strategy è concepita per individuare e sfruttare queste opportunità investendo in società destinate a guadagnare vantaggi competitivi oppure opportunità di crescita derivanti dalla tendenza strutturale a lungo termine verso il trasporto a più bassa intensità di carbonio.

 

Per quali ragioni la storia non si ripeterà?

Se si considerano i dati storici, un crollo prolungato del prezzo del petrolio avrebbe avuto l’effetto di incrementare la domanda complessiva del trasporto su strada e di cambiare le preferenze dei consumatori a favore di opzioni di trasporto a più alta intensità di carbonio, come i grandi SUV (veicoli di utilità sportiva) e i pick-up. Questo è avvenuto soprattutto negli Stati Uniti, dove circa il 50% del prezzo retail della benzina si riferisce al greggio (con la quota restante suddivisa tra tasse, costi di distribuzione e di raffinazione). In Europa la tassazione è significativamente più elevata e pertanto il calo del prezzo del petrolio incide in misura molto minore sul prezzo finale del combustibile.

Si potrebbe quindi supporre che lo shock del prezzo del petrolio innescato dall’Arabia Saudita agli inizi del 2020 possa far deragliare la Transizione Climatica promuovendo il trasporto ad alta intensità di carbonio. La domanda che gli investitori devono porsi è: il prezzo basso del petrolio cambierà la dinamica dei costi al chilometro a discapito delle modalità di trasporto più pulite, a zero emissioni, in sharing (elettrico, micromobilità e mezzi pubblici) e a favore dei veicoli a più alta intensità di carbonio?

A nostro parere non sarà così.

L’attuale shock petrolifero abbia un impatto limitato o leggermente positivo sulla transizione verso un trasporto a più bassa intensità di carbonio

Noi di Lombard Odier siamo convinti che le dinamiche di mercato relative alla mobilità siano oggi fondamentalmente diverse: il sostegno della politica alla transizione resta marcato, il contesto del sentiment dei consumatori appare sempre più complesso, soprattutto alla luce dei danni economici creati dalla pandemia da COVID-19, e le forze di mercato continuano a migliorare l’efficienza e a ridurre i costi delle tecnologie di trasporto più pulite.

Insieme, queste forze creano un potente circolo virtuoso che, a nostro parere, garantirà che l’attuale shock petrolifero abbia un impatto limitato o leggermente positivo sulla transizione verso un trasporto a più bassa intensità di carbonio.

 

Il sostegno della politica resta marcato

La regolamentazione sta avendo un impatto trasformativo sulle tradizionali modalità di trasporto e sulla relativa domanda. Quello dei trasporti è un settore ad alta intensità di carbonio ed è responsabile di circa il 17% delle emissioni globali di gas serra. La circolazione dei veicoli su strada è stata al centro dell’attenzione delle autorità in quanto causa quasi tre quarti di tutte le emissioni di CO2 correlate ai trasporti.

Le emissioni dei mezzi per i trasporti a corto raggio sono già pesantemente regolamentate a livello internazionale, nazionale e locale, con target di emissioni medie di CO2, l’istituzione di zone a zero emissioni, le tasse sulla congestione, i divieti ai motori diesel e le limitazioni di parcheggio già pienamente in vigore in molte regioni.

Ci attendiamo un incremento della regolamentazione a livello locale per continuare a sostenere l’adozione di trasporti a più bassa intensità di carbonio, come i veicoli elettrici. Man mano che l’economia globale si riprenderà dalla pandemia da COVID-19, prevediamo una maggiore attenzione della politica per gli effetti dannosi del trasporto a lungo raggio (come quello aereo, marittimo e stradale), soprattutto alla luce dell’impatto che, a nostro parere, l’inquinamento atmosferico può avere sul sistema immunitario, sul rischio di malattie respiratorie e sulla trasmissione del virus per via aerea (tema questo che sarà oggetto di una prossima analisi da parte nostra). Presumibilmente questo condurrà a misure politiche persino più stringenti in tutto il settore dei trasporti.

Ci attendiamo inoltre che sempre più città vietino la circolazione di vetture con motore a combustione interna e che il marcato calo del prezzo del petrolio crei le condizioni opportune affinché i governi taglino i sussidi per i combustibili fossili e convoglino i finanziamenti verso soluzioni di mobilità più pulite nell’ambito della loro risposta fiscale alla pandemia. Quote ingenti di sussidi per i combustibili fossili sono indirizzate ai consumatori e pertanto la loro rimozione inciderà tanto sui proprietari di vetture a benzina e diesel quanto (se non in misura maggiore) sulle società di produzione e raffinazione di petrolio e gas.

 

Il credito cambia il comportamento dei consumatori

Riteniamo che il sostegno dei consumatori per una mobilità più pulita sia abbastanza solido da mitigare l’attrattiva del prezzo inferiore della benzina, in quanto la propensione per consumi consapevoli e più ecologici nella maggior parte delle regioni del mondo continua ad aumentare.

Il credito rappresenta un elemento sostanziale che incide sul comportamento di acquisto di un’autovettura. In alcuni mercati sviluppati fino all’ 85% di tutti i veicoli di proprietà è acquistato facendo ricorso al credito. Questo agevola la transizione verso i veicoli elettrici, che attualmente possono avere un costo iniziale superiore, ma che offrono rendimenti interessanti sull’intera durata di vita.

Visto il prevalere dei contratti di leasing nei mercati sviluppati, oggi i consumatori prestano minore attenzione al “prezzo di base” iniziale. Al contrario, sono sempre più interessati al “costo totale di proprietà” (TCO), che si basa sul costo al chilometro per ciascuna soluzione di trasporto sull’intera durata di vita. Ad esempio, negli Stati Uniti, per una vettura media con motore a combustione interna, la benzina rappresenta attualmente solo circa il 10% del costo  (il 15% per le auto usate). Sulla base delle stime di Lombard Odier, la quota maggioritaria si riferisce ai costi fissi, come il deprezzamento, le tasse, i costi di parcheggio e l’assicurazione.

Sulla base del TCO, il crollo del prezzo del petrolio dovrebbe intuitivamente spingere i consumatori a preferire i motori a combustione interna in quanto la proposta di valore di un veicolo elettrico risulta meno interessante nel breve termine. Le misure politiche stanno tuttavia trasformando questa dinamica in quanto vengono fissati a livello internazionale target medi di CO2 per il parco circolante e i costruttori di auto saranno fortemente penalizzati se non raggiungeranno tali target. Ne consegue che le case automobilistiche si trovano nella condizione di dover continuare a vendere veicoli elettrici per evitare pesanti ammende e presumibilmente incentiveranno il prezzo di base di tali veicoli.

Questo naturalmente cambierà le dinamiche del TCO per i consumatori, il che rappresenta una buona notizia per la transizione climatica, ma una cattiva notizia per la redditività dei costruttori di auto che tuttora faticano ad adattare i loro modelli aziendali a un mondo sempre più vincolato alle emissioni. Le case automobilistiche di tutto il mondo sono già alle prese con l’impatto economico della chiusura di tutti gli stabilimenti, quale conseguenza del COVID-19, e con il pesante cash burn dovuto agli elevati costi fissi. Non possono tuttavia sottrarsi alla spesa per l’elettrificazione vista la crescente pressione normativa.

Questo punto di svolta per i veicoli elettrici non è ancora pienamente rilevato, il che potrebbe creare interessanti opportunità d’investimento

I target delle emissioni del parco circolante europeo sono particolarmente rigidi e, anche se possono essere prorogati di un anno nel mentre le autorità sono alle prese con l’impatto economico della pandemia da COVID-19, i costruttori di auto stanno già lavorando sodo per uniformarvisi. Questo presumibilmente continuerà ad incidere sui modelli di acquisto dei consumatori - e sulla redditività delle case automobilistiche - nel medio termine.

 

Un punto di svolta per i veicoli elettrici

Anche supponendo che i target europei più rigidi vengano prorogati, che il prezzo della benzina rimanga contenuto e che gli incentivi per i veicoli elettrici diminuiscano, prevediamo tuttavia che nei prossimi anni il TCO dei veicoli elettrici divenga sempre più interessante per i consumatori, con la riduzione del grado di deprezzamento e il miglioramento dell’efficienza delle batterie e dei livelli di costo.

Il costo di produzione dei veicoli elettrici è sempre più strettamente correlato ai costi delle celle per batterie, che continuano a diminuire, e presumibilmente non saranno penalizzati dalle variazioni del prezzo del petrolio. Le problematiche della supply chain derivanti dalla pandemia da COVID-19 potrebbero provocare alcune strozzature, ma prevediamo si tratti di un aspetto assolutamente temporaneo. Con il miglioramento delle batterie dal punto di vista chimico e l’incremento delle economie di scala, i prezzi dei veicoli elettrici dovrebbero scendere ulteriormente.

Ci attendiamo un punto di svolta per la metà del 2020 quando i costi di produzione dei veicoli elettrici si livelleranno con quelli dei veicoli con motore a combustione interna. A questo punto, i prezzi di base dei veicoli elettrici potrebbero scendere ulteriormente, rendendo la proposta del TCO per i consumatori persino più allettante.

A nostro parere, i mercati stanno sottostimando il potenziale di incremento della produzione di veicoli elettrici, anche se la domanda globale di auto con motore a combustione interna è fortemente colpita dall’attuale crisi. Questo punto di svolta per i veicoli elettrici non è ancora pienamente rilevato, il che potrebbe creare interessanti opportunità d’investimento in società leader della catena di valore dei veicoli elettrici. Tuttavia, quei costruttori di auto che con lentezza hanno guardato all’elettrificazione potrebbero sempre più dimostrarsi opzioni nelle quali sia opportuno non investire, in quanto la maggiore domanda di liquidità potrebbe essere un carico eccessivo nell’attuale periodo di fermo della produzione.

 

Il COVID-19 potrebbe cambiare il mix di mobilità e accelerare la transizione climatica

Il fatto di fare affidamento sul credito cambia anche la natura dei consumi. Eventuali variazioni nella disponibilità e nel costo del credito, o i timori di recessione, potrebbero avere un forte effetto domino negativo sulla domanda di veicoli e in particolare sul mix di veicoli. Nelle precedenti recessioni, il settore auto è stato fortemente colpito, con i consumatori che hanno rinviato l’acquisto di nuovi veicoli o sono passati ad auto più piccole (che di norma emettono meno CO2). Analogamente, altre modalità di trasporto a lungo raggio e discrezionale, in particolare i viaggi aerei, sono strettamente correlate alla fiducia dei consumatori e reagiscono come beni discrezionali.

Siamo convinti che la pandemia da COVID-19 potrebbe quindi avere un impatto frenante più significativo sulla domanda di trasporti ad alta intensità di carbonio rispetto all’incremento di reddito disponibile offerto dal brusco crollo del prezzo del petrolio. Potrebbe inoltre modificare il mix di mobilità e, in tal senso, contribuire ad accelerare le opportunità d’investimento nei trasporti a più bassa intensità di carbonio e in sharing.

 

Opportunità d’investimento che continuano a sembrare interessanti

Noi di Lombard Odier siamo convinti che le dinamiche relative alla domanda e all’offerta nel settore dei trasporti siano fondamentalmente cambiate, trainate dal potente circolo virtuoso delle politiche, delle preferenze dei consumatori e delle forze di mercato. Prevediamo che il calo del prezzo del petrolio e l’impatto della pandemia da COVID-19 abbiano un effetto neutrale o leggermente positivo sulla velocità e sulla portata della transizione.

A nostro parere, questo contesto continua a fornire opportunità d’investimento interessanti nel settore dei trasporti. La nostra Climate Transition Strategy si prefigge di individuare le società che forniscono soluzioni di trasporto in sharing e a più bassa intensità di carbonio, come pure quelle che sono ben posizionate per guadagnare un vantaggio competitivo man mano che la Rivoluzione dei Trasporti continua a progredire.

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