Il morbo di Alzheimer. Non esistono risposte semplici.

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Il morbo di Alzheimer. Non esistono risposte semplici.

Il Fondo Golden Age cavalca il trend dell’invecchiamento della popolazione. Questo significa anche investire in società che cercano di aiutare i pensionati di oggi a vivere vite più lunghe, sane, soddisfacenti e finanziariamente autonome. Molte di queste aziende si trovano nel settore sanitario.

Dagli investitori spesso arrivano domande sui problemi medici comunemente associati all’invecchiamento, come il morbo di Alzheimer. Si chiedono, ad esempio, quali sono le società in portafoglio a seguire le linee di azione più promettenti per aiutare il progresso medico. Purtroppo, la risposta non è sempre semplice e univoca.

L’età è il principale fattore di rischio dell’Alzheimer e il numero di casi, in effetti, sta aumentando rapidamente con l’invecchiamento della popolazione. La curva che rappresenta le proiezioni sul numero di pazienti di Alzheimer ha la forma di una mazza da hockey. In altre parole, c’è un momento in cui la curva si impenna rapidamente verso l’alto e l’aumento del numero di pazienti accelera. Questo punto di inflessione non è molto lontano1

Il morbo di Alzheimer non è solo una prova molto difficile per i pazienti e le loro famiglie, è anche una patologia molto costosa. I pazienti hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24. I farmaci costano miliardi ogni anno, sebbene gli attuali trattamenti disponibili non abbiano effetti profondi né durevoli sul decorso della malattia. E poi ci sono tutti i costi personali che gravano su chi è obbligato a lasciare il lavoro perché non riesce a trovare una struttura adatta a prendersi cura di un parente con l’Alzheimer.

Il potenziale di investimento sostenibile nel settore sanitario

La nostra visione degli investimenti sostenibili nel mondo della sanità deve cambiare, se vogliamo adattarci a una popolazione che invecchia. Possiamo dire con orgoglio di averlo compreso molto presto. L’Alzheimer non è l’unica patologia legata all’invecchiamento. Malattie cardiovascolari, tumori, diabete sono altri esempi, per citarne solo alcuni.

Sono tutte patologie croniche, il che significa che richiedono molti anni di cura. Un numero crescente di anziani significa un sensibile aumento dei costi associati. Oggi che il problema diventa sempre più evidente, governi e compagnie assicurative iniziano a riflettere con più attenzione sui trattamenti che sono disposti o in grado di pagare. I giorni in cui le società farmaceutiche potevano lanciare un vecchio farmaco sotto vesti nuove e a un prezzo più alto sono ormai finiti. I nuovi trattamenti devono dimostrare di essere più efficaci, ma anche di avere un buon rapporto costi-benefici. Il beneficio può essere calcolato in termini di riduzione dell’onere economico totale.

Trovare un nuovo trattamento per il morbo di Alzheimer capace di prevenire, rallentare o semplicemente ritardare l’insorgenza della malattia offre un’enorme opportunità di risparmio. Un farmaco del genere potrebbe essere venduto a un prezzo interessante, recuperando ampiamente l’investimento necessario per il suo sviluppo.

 

La complessità dell’Alzheimer

L’Alzheimer è una patologa complessa. Analogamente ai tumori, è il risultato di “danni multipli”. Questi danni sono raramente gli stessi in pazienti diversi, anche nel caso in cui presentino sintomi simili.

In effetti, sono pochi i casi in cui si arriva a una diagnosi definitiva di Alzheimer durante la vita del paziente, anche se negli ultimi anni, la scienza ha compiuto grandi progressi nell’identificare i tratti comuni tra pazienti con Alzheimer.

Alcune proteine che si raggruppano intorno e all’interno delle cellule cerebrali sembrano infatti impedirne il corretto funzionamento ed è possibile che contribuiscano alla loro morte. La maggior parte degli attuali sviluppi farmaceutici nel campo dell’Alzheimer si concentra proprio su una di queste proteine. Non è ancora certo quale sia la causa principale della malattia o se esistono diversi fattori che contribuiscono al suo sviluppo, ma questa sembra una linea di indagine sensata.

 

Le statistiche sono l’ostacolo

La via per trovare un farmaco che curi l’Alzheimer resta punteggiata di fallimenti. Crediamo che l’ostacolo principale abbia a che fare con la variabilità.

È molto raro che un farmaco abbia un unico effetto sul corpo umano. Gli effetti collaterali non sono l’eccezione, ma la norma. Questo significa che, sebbene un farmaco possa essere utile, può anche fare male.

Le agenzie governative studiano con grande attenzione i nuovi trattamenti e approvano solo quelli per cui è possibile dimostrare che l’efficacia clinica supera i rischi correlati. Naturalmente, maggiore è l’esigenza clinica non soddisfatta, più bassa tende ad essere la barra fissata dalle agenzie. Più grave è la patologia, maggiore è il rischio che il regolatore è disposto a correre. Ma le agenzie non possono accantonare le proprie regole. Anche nel caso di un problema medico importante e pressante come il morbo di Alzheimer, i farmaci devono superare i test clinici e occorre dimostrare che i dati emersi dai trial non siano casuali.

Se tutti i pazienti che testano un nuovo farmaco per ridurre i livelli di glucosio nel sangue hanno valori simili e inferiori ai valori di partenza, mentre tutti i pazienti del gruppo di controllo concludono il trial con valori simili ma più alti, si potrà probabilmente concludere che il farmaco funziona. Se sia i pazienti che hanno assunto il farmaco sia quelli nel gruppo di controllo presentano livelli di glucosio nel sangue tutti diversi, il risultato è molto meno immediato. Per elevata variabilità si intende proprio la presenza di dati così variegati.

Nel caso dell’Alzheimer, sono due le principali fonti di variabilità specifiche. La prima è la natura stessa della patologia. I sintomi dell’Alzheimer diventano evidenti solo quando scompare una buona percentuale delle cellule cerebrali fondamentali per la memoria. Questo avviene perché il cervello umano è estremamente capace di compensare le funzioni perdute. Tuttavia, se alcuni giorni le due sole cellule rimaste riescono a svolgere il lavoro di cinque, ci sono altri giorni in cui fanno solo il proprio. Questo significa che i ricordi vanno e vengono e ci possono essere improvvisi “lampi” di memoria anche in fasi avanzate della malattia.

La seconda fonte di variabilità dipende dal fatto che la memoria è più difficile da testare del glucosio nel sangue, ad esempio. Si usano strumenti come questionari e attenta osservazione del paziente durante la routine quotidiana. Ma sono entrambi metodi a dir poco imprecisi.

In breve, un trial clinico con elevata variabilità presenta una minore probabilità di generare risultati soddisfacenti, rendendo lo studio più rischioso.

 

In cosa investiamo?

Nonostante la natura rischiosa della ricerca farmaceutica sul morbo di Alzheimer, le aziende farmaceutiche non hanno rinunciato. E nemmeno noi. Investiamo, infatti, in programmi che riguardano questa patologia. Ci interessano i progetti scientifici promettenti, ma allo stesso tempo è importante che l’elevato rischio si rifletta in basse aspettative da parte degli investitori. Cerchiamo inoltre possibili soluzioni che vadano oltre la ricerca farmaceutica, come la diagnosi precoce o altre strade volte alla prevenzione dell’Alzheimer. Ad esempio, quando un numero consistente di dati sugli stili di vita ci potranno aiutare a capire meglio quali sono i potenziali fattori di rischio, si potranno forse prevenire i “danni multipli” che conducono alla malattia.

 

Fonte

1 Changing the trajectory of Alzheimer’s Disease: a National Imperative, alz.org, 2010

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